Etude en Italien de 'Si c'est un homme' - Primo LEVI

      TEXTE :

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Primo LEVI  (1919-1987)

Torinese, chimico di professione, Primo LEVI era ebreo e, quindi, ha subito i campi di concentramento in Polonia e più precisamente ad Auschwitz.

E' stato internato nel 43, è riuscito a scampare alla morte grazie alla liberazione del campo fatta dall' esercito russo nel' 45.

Nel' 47, presenta Se questo è un uomo, un romanzo-testimonianza sulla prigionia e sulla lotta per il mantenimento della dignità umana.

Studiamo la poesia che fa da epigrafe al libro. Lo stile e semplice, senza enfasi.

Analisi del documento :

Da notare che ogni strofa è diversa dal punto di vista della struttura e che la poesia si apre e si chiude con il "voi" che si rivolge al lettore.

1) Quartina introduttiva (dal verso primo al verso quarto) :

 Il poeta si rivolge fin dall'inizio ai destinatari, agli uomini che vivono "sicuri", cioè nella sicurezza, senza problemi, senza minacce. Questi esseri vivono in "case tiepide", il che implica l'idea di un nucleo familiare nel quale trovano l'affetto, l'unità, il calore umano. Il poeta parla anche di "cibo caldo" per tradurre un ambiente( un' atmosfera) che favorisce i raporti tra uomini, una certa dolcezza di vita, un grande benessere, quasi una grande felicità.

Dopo avere definito gli uomini ai quali si rivolge, Primo LEVI chiede loro di "considerare" gli uomini dei campi, poi di "meditare" e finalmente di agire.

2) Gli infelici, i desgraziati (dal verso quinto al verso quattordicesimo) :

LEVI vuole definire l' "uomo" e la "donna" dei campi che sono diversissimi da quelli evocati nella prima quartina.

L'autore parla di un "uomo" e di una "donna" usando l'articolo indeterminativo siccome ogni essere sarà il rappresentante di migliaia di persone che hanno subito la stessa tragedia, la stessa disgrazia. L'uso dell' articolo "un/una" preannuncia che l'uomo del campo non avrà più identità ne valore.

Primo LEVI s'interessa prima dell' uomo che combatte contro le intemperie("lavora nel fango"). Di più è considerato come un animale, quasi come un porco. E' avvilito perché il fango traduce la mancanza di rispetto altrui.

L'uomo del campo patisce la fame, "non conose pace" : c'è dunque un' idea di guerra, di violenza, di aggressione. Il deportato è un essere che lotta sempre per la propria vita. E' un essere tormentato, torturato mentalmente, che non è mai tranquillo : è sfrutatto. L'uomo del campo fa una vita da cane, piena di privazioni, di lotte, che conduce ad una morte sicura ed assurda ("morire per un si o per un no"). La vita del deportato è sempre in pericolo perché non sa mai cosa possa accadere.

Primo LEVI fa la differenza tra uomo e donna perché vuole considerarli nelle proprie differenze. In genere, quando si parla dell' essere umano, si parla dell' uomo per nominare l'umanità.

Per argumentare sulla donna, LEVI usa un procedimento di stile : l'anafora. La repetizione di "senza" tre volte vuole manifestare che la donna è privata di tutto :

  -  le si tolgono i capelli : la donna è spogliata della sua femminilità.

  - le si toglie il nome : la donna è rappresentata da un numero sulla divisa : perde la suà identità.

  - le si toglie la memoria : la donna perde i ricordi, le sue radici.

  - le si toglie il sguardo ("vuoti gli occhi") : i suoi occhi non manifestano più sentimenti, emozioni, espressioni di vita.

  - le si toglie la sua possibilità di dare la vita, di dare la luce ad un bambino ("freddo il grembo come una rana d'inverno") : la donna dei campi perde la sua possibile maternità.

Alla fine di questo brano, LEVI ha fatto il ritratto molto duro e molto triste delle persone che, come lui, hanno subito i campi dove sono stati avviliti e hanno perso la propria entità.

3) Gli ordini del poeta (dal verso quindicesimo al verso ventesimo) :

Gli essere umani devono fare un' opera di riflessione perché la poesia ha una prima funzione : deve essere una testimonianza. LEVI usa gli imperativi per dare gli ordini che devono essere "scolpiti" nel cuore, radicati, o ancora incisi. La poesia serve a conservare una memoria da tramandare alle generazioni future.

4) Terzina conclusiva (dal verso ventunesimo alla fine) :

 Nella conclusione, il tono del poeta diventa più minaccioso e aggressivo. Se le generazioni future non si ricorderanno le tragedie passate, accadrà una maledizione : cioè non ci sarà più equilibrio tra l' uomo ed il mondo, la casa sarà distrutta come la salute del corpo e la comunicazione con i più giovani.

Conclusione :

Primo LEVI aveva un scopo : dire e morire. Quando ha pensato di avere finito il suo dovere di memoria, si è suicidato a Torino nel' 87 : non sopportava di essere vivo, mentre buona parte dei suoi amici deportati erano morti nel Lager.


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